L’IMBECILLE  SIEDE SUL TRONO

idiota

Nota dell’autore: a volte le fiabe più antiche si diffondono per via orale. Ecco quindi che questo o quell’elemento, si aggiunge o sparisce a seconda del narratore. Chiunque abbia mai letto questa favola, potrà saggiare di persona l’eco di questi cambiamenti.

————————————————————–

Nel paesino di Cannetoli viveva Sagace, un ragazzo rubizzo e genuino, ma al tempo stesso furbo e assai attento. Lo spettegolìo farfuglioso e continuo era comune nel paesello, e tutti pensavano di saper tutto. Ogni santo lunedì pomeriggio s’andava all’alto torrione degli sfoghi, un’imponente costruzione circolare, dove si poteva urlare attraverso apposite feritoie i propri acciacchi, esperienze e idee. La torre era sempre piena, ma nessuno poteva mai vedere direttamente gli altri interlocutori, protetti da un sistema di cunicoli e chiavistelli, allestiti in modo che i fruitori potessero sgattaiolar via in un batter d’occhio.

Un giorno in cui il Buon Dio si dimenticò di Sagace, questi, mentre cercava legna per il camino, venne raggiunto da un cinghiale selvatico, che osò inoltrarsi verso i rumori del paese. Quando vide il ragazzo, la bestia caricò senza esitare. Sagace venne colpito, e sballottato in aria come una bambola di pezza. La gamba squarciata era rimasta appesa al resto del ginocchio per un lembo di pelle. Ma Sagace non perse coraggio. Da solo strisciò fino ad un albero, lasciando dietro di sé una scia vermiglia. Il dolore lo attanagliò, senza pietà. Usò la sua stessa gamba come un legnetto per i cani. La lanciò lontano ed il cinghiale corse veloce verso quel gustoso boccone. Sagace strinse la ferita con la sua camicia di cotone nero, ma aveva perso troppo sangue.

Per fortuna, Fratello Rabarbarù, il misterioso uomo della foresta, lo trovò disteso, mezzo morto, e lo portò con sé. Dopo averlo accudito come il figlio che non aveva mai avuto, l’uomo applicò al ragazzo una bella gamba di legno, con tutta una funzionalità ingegnosa, un’articolazione modernissima. Bella, snodata e unta. “Mettici questo ogni venerdì”, mormorò  Rabarbarù, senza nemmeno guardarlo in faccia.

Sagace tornò in paese col suo segreto, ma la vita, per lui, non fu più la stessa. Al torrione degli sfoghi cominciò ad essere più duro e schietto, e questo urtò diverse persone. In particolare, un gaglioffo canuto e smargiasso che si faceva chiamare Lu Sciattu. Il tizio soleva vomitare idiozie, nascosto dietro il suo bel muro, sempre pronto a sgusciar dalle pietre, quando ne diceva una di troppo.

Un bel lunedì, il discorso cadde sugli zoppi. Nessuno capì il perché o il percome. Eppure il Sciattu comiciò a cincischiare sui malfermi. “E quanto son lenti, e che pena che fanno, e si togliessero di mezzo” Così, senza un minimo di creanza. “via lo zoppo dalla strada maestra!”, e in tal guisa a tutt’andare, senza sosta, pungolato solo da Sagace, che ingoiava salato, ma non osava mai rispondere apertamente a quell’imbelle. Un altro bel lunedì Lu Sciattu si stava vantando al solito delle sue improbabili gesta: “Saprò montar più di dieci stalloni diversi! Financo imbizzarriti”.

E Sagace di rimando: “Non saranno forse loro a montare te? Hai visto mai dovessi trarne piacere”. E così via, tra un pungolo e un altro. Ma se Sagace teneva per sé i suoi dolori senza sbandierarli nella feritoia, i paesani cominciarono a prendersi gioco dello Sciattu. “Ma saran chiacchiere da demente quelle che dici?” e lui aveva sempre una risposta per tutti. Quell’anno, alla Vinata di Boscobuono, Sagace non partecipò. Tutti l’avevano visto zoppicare, ma fuori dalla torre nessuno osava dire nulla. Ogni paesano pensava di conoscere l’altro, ma senza maschera, ciascuno tornava il verme che era.

Fu ancora lunedì e lo Sciattu scorreggiò l’ennesima sbruffonata:

– “Era una piccolina, chiamiamola così, non sia mai ci fosse il babbo! Mi ha lavorato per benino mentre pestavo l’uva. Dovere e piacere… Ma come farò mai?”. E un altro: “Che te ne cale del padre? Non lo sai che è zoppo? Se pure dovessi dire il nome della piccola, sarai già davanti al tuo camino prima che possa raggiungerti”“Vero, accidenti! Ma quanti zoppi ci son in questo paese, merda di cane? Proprio una piaga!“, continuò lo Sciattu:

“Dovrebbero togliere di mezzo gli storpi, fan solo danno alla società”.

Sagace non ne potè più: aveva ascoltato, e ascoltato, e ascoltato, mentre la paura della cancrena gli saliva alla testa:

– “Vuoi smetterla una buona volta di accanirti contro gli infermi?” 

 Oh, rieccolo il saggio dei miei stivali, ecco perchè eri sempre lì a punzecchiarmi come una vespa, sarai mica uno zoppo anche tu? Certo, è proprio così! Magari indovino pure chi sei!”.

– “Questo è un ritrovo per dialogare, non per impicciarsi dei fatti altrui a meno che questi non lo vogliano”.

– Qui siamo a dire pane al pane, caro il mio storpio… Ecco perché ogni lunedì arrivavi sempre più tardi!”.

“Scùsati”, mormorò Sagace, mentre grattava furioso sulla gamba di legno.

– “Aspetta e spera malfermo caro, che te ne farai mai poi delle mie scuse? Non sarebbe meglio un bel bastone?”.

– “Quello servirebbe assai a te, balordo: ne faresti buon uso”.

– “Come ti permetti, chiavica d’uno storpio?”.

Sagace chiese a tutti: “Perchè lasciate che questo zotico parli male degli zoppi?”. Ci fu un brusio di disapprovazione. “Vuoi la nostra pietà?” mormorò una voce. “Lo Sciattu è fatto così”, allappò un’altra.

“Voglio le sue scuse”. Il silenzio si protrasse a lungo, ma invece che usarlo come monito, Lo Sciattu ci montò sopra, come a un asino stanco, e a colpi di bastone pretese di farlo camminare.

“Allora lo ammetti d’essere zoppo! Io lo sapevo! Lo storpiaccio dalla lingua lunga non va lontano perchè gli manca la gamba oltre che il fiato!”.

“Continui? Non sai dove arriva il limite della decenza e l’amor proprio?”

“Oh, Gesù Cristo, il disco s’è rotto. Neghi forse l’evidenza? Tientele qui le mie scuse, insieme ai calzini e le mutande di ieri, così che tu possa lavarle tutte insieme, ed uscirtene zoppo e contento”.

Qualcuno provò invano a dir qualcosa. Ma Sagace precedette la folla indecisa:

“Sì. Sono zoppo, brutto idiota. Zoppo. La mia gamba è merda di cinghiale, ora. E quindi?”

Questa volta il silenzio fu totale. “Sono ancora qui ad aspettare le tue scuse per aver violato le cose mie, mie e solo mie, e quelle di tutti gli storpi, e ancora stai là a ridere, protetto dai cunicoli della torre.”

Sagace stava superando le regole del ritrovo, visto che poteva passar la battuta, ma non l’offesa diretta.

“Le mutande son quelle che ti cali fuori da qui, e i calzini te li cacci in bocca per non urlare, quando a brache calate il mondo te lo sbatte di dietro, mentre tu fingi di saperne sempre una più degli altri. Eppure, se avessi una sola gamba, io non ti parlerei così!”.

“Come ti permetti, brutto zoppo! D’ora in avanti non proferirò più parola con te!”. Qualcuno mormorava piano, non sapendo bene come comportarsi. Per quaranta lunedì Sagace fu di nuovo sé stesso, e cercò dialogo con Lo Sciattu.

“Patetico senza-gamba, vuoi la mia pietà? Vuoi passar da bravo storpio, così che il popolino mi taccia da malvagio? Lasciami perdere, zoppo, io non ho nulla da dirti”.

Sagace inspirò a lungo.

“Dio agisce con umorismo, a volte. Sì, imbecille, sono zoppo. Storpio, o come vuoi chiamarmi tu. Ma pur senza una gamba, posso ancora parlare. Parlare, senza patetismi, perché è mio il dolore del ginocchio violaceo. E’ mio l’imbarazzo di chi in strada mi lascia passare, è mio il timore che il cancro divori la coscia, riducendomi ad una larva. Ma cosa ne sai tu? Cosa ne sapete, voi? Chi si lamenta sempre è patetico, nevvero? Non sia mai che quel povero Cristo si lamenti sempre perché FORSE soffre sempre! Non sia mai! Io sono storpio, il cielo m’ha tagliato una gamba. L’unico modo per far cosa buona di te sarebbe tagliarti la testa, per zittire quella bocca sempre pronta a vomitare idiozie. Ma non mi sovviene l’esistenza di protesi a riguardo“.

Ancora silenzio.

“E ora ti porgo i miei saluti, ben certo che almeno metà di quanto ho detto, t’è già colato dalle orecchie, come miele al sole”.

“Addio,  IMBECILLE”.

Annunci

17

Il gioco mantiene in vita. LETTERALMENTE.

https://www.press-start.com/user/gamer-6d4569

Sono teatrale, lo so: ma un po’ di sano patetismo non ha mai fatto male nessuno. Eccetto che all’ego di chi ne fa uso…

Per sentirsi\essere migliori, cliccare il link:

https://paypal.me/pools/c/84z1HeOcxi

 

La scoperta, l’evoluzione, il falso paradiso

Estratto numero 1

Terra Tre, denominata ufficialmente “Eatto Turì”, dall’allitterazione nipponica Earth Three, è oramai la nuova patria degli esseri umani. Migrati nello spazio da oltre 80 anni, il pianeta – scoperto nel 1972 dallo scienziato Chūshirō Hayashi – rappresenta in data 2052 una perfetta estensione della Terra Madre, così chiamata dai neo-umani più tradizionalisti, e archiviata con lo stesso nome nei Vi-book di storia antica.

Terra Tre compie un giro sul proprio asse in 38 ore.

Terra Tre compie un giro sul proprio asse in 38 ore.

Nonostante la tecnologia piuttosto avanzata in termini di viaggi spaziali ed energia pulita, i neo-terrestri hanno gravi insufficienze epatiche a causa della quantità di fosforo giallo presente dell’atmosfera del pianeta. Nonostante i depuratori Wegner e l’inoculazione di supervaccini e superfarmaci, l’alimentazione umana ha subìto un immenso scossone culturale e sociale, con apposite diete a base di verdure naturalizzate grazie alle Serre-Helios. I pochi animali originari di Terra Madre (e perlopiù clonati), vivono all’interno di macro-parchi, separati dalla fauna variegata e aggressiva presente su Eatto Turì.

La fauna acquatica rende tutt'oggi impossibile attingere o sfruttare le risorse marine di Terra Tre.

La fauna acquatica rende tutt’oggi impossibile attingere o sfruttare le risorse marine di Terra Tre.

Tuttavia, prima ancora di parlare dell’ecosistema di questo affascinante pianeta, è importante sottolineare una sorta di “stravolgimento morale” in ambito religioso, avvenuto in maniera relativamente breve, e che si può identificare in una sorta di Cristianesimo Apocrifo. La nuova Acùresia ha in realtà radici antichissime, e fin di primi decenni d.C. ha saputo schierare tra le sue fila un numero di adepti sempre più ampio. Simile all’organigramma della vecchia Chiesa Terra-Medievale, il Concili Divino è parte integrante del sistema politico vigente.

Sovvenzionata principalmente da industrie farmaceutiche e centri di ricovero per disagiati senza scopo di lucro, l’Acùresia ha una fortissima influenza sul Parlamento delle Equità. Seppur diviso in tre grossi continenti abitati, più del 90% della neo-popolazione soggiace alle leggi dell’Equità.

A dispetto di una facciata integerrima – molto simile a quella già vista su Terra Madre negli “anni-prima-del-viaggio” – l’Acùresia ha un codice interno molto severo. Quest’inflessibilità, però, non è orientata per il solo perseguimento del Magno Dogma, ma principalmente per portare avanti una serie di anacronistiche leggi. Quest’ultime, come un cancro, hanno avviluppato sia la comunità interna che quella dei credenti, e da tempo l’Acùresia muove le fila all’ombra del Parlamento.

Un'immagine propagandistica degli sparuti gruppi anti-Accùresia.

Un’immagine propagandistica degli sparuti gruppi anti-Acùresia.

In un processo di colonizzazione interplanetario fin troppo acerbo per essere definito concluso, l’uomo vive un’epoca che mescola bizzarramente stilemi fantascientifici a sovrastrutture medievali. Mentre gli studi sul neo-ecosistema trascinano e appassionano l’opinione pubblica, il comune senso di confusione e spaesamento è ancora molto forte tra le masse.

E non c’è essere più incline al plagio di chi vive nella confusione.

No: nessuna nuova categoria

06

C’è sempre da cincischiare.

 Poco importa chi NON abbia visto o sentito: l’importante è che qualcuno ne parli. 

IMMAGINANDO

Tra studio (laterale) e feticismo (surreale)

Questa sì che è una Limited Edition.

Questa sì che è una Limited Edition.


Lo studio non esalta l’oggetto studiato, ma l’atto stesso di studiare.

—————————————————————————–

Archibugio a miccia, oggetti religiosi, misture e composti.

L'arma da fuoco è perfettamente funzionante.

L’arma da fuoco è perfettamente funzionante.


La curiosità stimola l’intelligenza, ma il sapere scientifico fiacca l’estro. E la fantasia, la negazione dell’ovvio, l’estro, sono le basi per la crescita della mente.

IMMAGINOPOLI

Vi aspetto per gradite (?) immagini si cui discutere allegramente.*

*Le immagini potrebbero essere anche più di una, e apparire più volte al giorno.

001

E’ tutto vero.

book

E se vi dicessi che esiste un libro senziente? Un libro capace di pensare, di “comunicare”, di esprimersi.

Un libro che possedesse tutti i valori di un essere senziente: la consapevolezza di sé e degli altri, la conoscenza della morte, il concetto delle religioni, dei sentimenti, della comunicazione “asincrona”.

Questo libro esiste. E parla.

Perché siamo tutti un po’ bambini…*

Bucoliche, ancestrali, rugginose, taglienti, salaci, scorrette, truci, meravigliose e sanguinarie. Le più terrificanti e splendide fiabe dai tempi di Hänsel und Gretel.

favola

Un (in)sano appuntamento quotidiano.

*Per i contenuti del testo, è vietata la lettura a un pubblico di minori ed è sconsigliata la fruizione a persone sensibili e\o impressionabili.

HOT

Immagine  —  Pubblicato: 27 agosto 2013 in Le news del momento: uniche e sempre aggiornate, Recensioni UNIVERSALI: la verità è qui fuori, Varie ed Eventuali
Tag:,