Archivio per la categoria ‘Recensioni UNIVERSALI: la verità è qui fuori’

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A fine anno si tirano le somme, tra lenticchie e zampone.

Ecco un estratto:

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Clicca qui per vedere il rapporto completo.

“Il Cavaliere Nero, E La Sua Spada”

Quanto era bravo quel barbuto signore? No, non quello nel disegno. E neanche Babbo Natale. Forse cliccando sul cappello…

“Quantum Theory”

Per Xbox 360 e PS3

Questa, per quanto possa far sorridere, è solo l’introduzione ad un discorso molto più ampio, che porterà Quantum Theory di Tecmo da mediocre TPS ad ottimo sparatutto. Le argomentazioni verteranno fondamentalmente su due punti:

1)  L’ analisi e conseguente demolizione dei difetti ascritti al gioco.
2)  L’ analisi dei pregi e delle caratteristiche peculiari del titolo.

Ovviamente sarà presa in esame la versione NON censurata del game Tecmo: quella USA.

Vi anticipo solo che – eccetto che per il comparto tecnico e l’online – la campagna ad UN giocatore di Quantum Theory è superiore a quella di Gears of War 3.

A presto.

“SPEC OPS: The Line”

Disponibile per Xbox 360 (versione provata) e PS3

<<DA COMPRARE>>

VOTO: 9,0 

“OUTCAST: il portale definitivo per chi vuole parlare chiaro”

www.outcast.it

…Poco da aggiungere: siamo online. Sarà un’avventura in cui la redazione ed il forum metternno l’anima. Chi viene insieme a noi?

Armageddon Riders.
Versione PS3. Scaricabile su PSN

Una piccola e anonima città che fa da HUB (la sua dimensione modesta ha il pregio di non generare dispersività). Un garage con modiche da effettuare, tra le quali armamenti di ogni tipo. Una serie di eventi cui partecipare più e più volte, per migliorare il punteggio, aumentare denaro, e upgradare sempre più la propria auto. Banale, certo… Soprattutto se ci aggiungete che la cittadina in questione è infestata di zombie. Mescolate bene e…Voilà: il gioco è fatto. Armageddon Riders si presenta all’utente come un arcade senza pretese: controlli semplici e immediati vi assicureranno sin dai primi minuti, gratificanti derapate e salti contro ogni legge della fisica. L’assenza di armi a lungo raggio vi esorterà a speronate continue, ed asfaltamento di non-morti (che, tra l’altro, rimpinguano l’immancabile turbo).

Insomma, tra semplici gare, eventi arena, eliminazione di vetture e\o zombi, ce n’è per tutti i gusti. Se calcolate, poi, che tutto si muove a 60 fps (quasi) costanti, avrete idea dell’intero pacchetto. Certo, la cittadina è un po’ spoglia e svilita da un level design solo sufficiente, il numero di poligoni e gli effetti sono più vicini alla generazione passata che a questa, ma ehi: parliamo di un arcade ben fatto, che a 8 € vi permette di asfaltare centinaia di zombie e potenziare la vostra vettura fino a renderla una vera macchina di morte. Se vi vanno a genio tema e genere, andate sul sicuro.

VOTO 6,0

“Uncharted 3: l’inganno di Drake”

Esclusiva Playstation 3

Esatto. Perché dai fiumi di caratteri spesi sull’ultima fatica Naughty Dog, non sono mancati quelli sull’Uncharted 3 troppo cinematografico o minato da una mira sbilenca. Insomma, nel peggiore dei casi, un bello senz’anima; nel migliore, un’ottima chiusura alla trilogia. Ma con riserva e soggezione nei confronti del secondo capitolo.

Il problema? Presto detto, però ci vuole una digressione: gli sforzi di David Cage e del suo tronfio (ma fascinoso) Heavy Rain nel creare un film interattivo, si sgretolano letteralmente di fronte al costrutto narrativo di Uncharted 3. La fusione tra cut scene, QTE ed eventi giocati si fondono con fluidità e ritmo senza eguali, donando la reale illusione di “giocare un film”. Anche se questi momenti (seppur frequenti) non rappresentano il cuore del titolo, ne rimarcano la grande spettacolarità.  La capacità di intrattenere e fondere un media come cinema e videogioco è un errore di fondo cui Cage non ha voluto sottostare. La potenza del videogame sta proprio nelle sue peculiarità. Ma se, come in Uncharted 3, il limite tra spettacolarità e divertimento è tracciato in maniera tanto sottile e intelligente, il risultato è eccezionale. Perché nelle scazzottate o i QTE dinamici o i tanto vituperati “momenti morti”, c’è qualcosa di più del semplice “divertimento da gioco” o “intrattenimento da film”. Si tratta, appunto, di una commistione unica, che solo questo media può raggiungere.

E se Heavy Rain rimane un esperimento a sé, l’ultimo Uncharted  ha tutti i crismi del videoGIOCO, con l’aggiunta di una straordinaria cornice coreografica. A differenza di altri titoli, questa non offusca, opprime, o sostituisce la parte ludica, ma vi si fonde con rara maestria. In questo, il game Naughty è la summa della serie, e di un certo modo di concepire il videogioco. Assolutamente perdonabili, quindi, le parti narrative a volte ridondanti. Sono il mezzo per chiudere in maniera sontuosa un’eccellente serie. Cosa che, a esempio, è mancata ad altre importanti trilogie, come i discontinui Resistance e Gears Of War.

Insieme ad una profondo (ma non pesante) canovaccio narrativo, la storia di Uncharted non arriva mai a sfiorare gli sproloqui Kojimiani e rappresenta un tassello vitale dell’intera produzione, ed in prospettiva, di tutta la serie. E’ per questa ragione che non trovo invasive tali scene, anzi, sono solido collante tra le splendide e divertenti fasi giocate, che ad hard e senza aiuti, si distinguono assurgendo a vera delizia. Non ho trovato nemmeno squilibrate le sparatorie. Laddove titoli rubizzi ma ingenui, come Dead to rights Retribution, pasticciavano l’azione spingendo il protagonista a divertenti balletti avanti ed indietro tra coperture da cui sparare e nemici da prendere a pugni, U3 è vittima di questo difetto solo se state giocando a facile\normale, o volete forzare la mano, lanciandovi nella mischia. Ma il caos che ne consegue, pur delineando grande libertà d’azione, semplicemente, non diverte. Molto meglio esplorare l’area di gioco cercando di stanare il nemico, e freddarlo con le armi da fuoco. La questione della mira sballata, capace -da sola- di costellare centinaia di forum di tutto il mondo, non ha mai leso la fruibilità degli scontri a fuoco, che nella seconda metà del game martellano il giocatore come un’incudine.

Splendide pure le fasi platform, gli inseguimenti e le fughe; anch’esse sporcate da una spruzzatina di script, ma che vi lasciano sempre l’ultimo…  tasto, senza tenervi al guinzaglio come nell’ozioso Enslaved. L’andatura di Drake, che sembra soggiacere splendidamente alle leggi della fisica, è spinto da un’inerzia che rende galvanizzante ogni balzo. La camminata che si modifica contestualmente, ora alzando una mano a costeggiare un muro, ora barcollando di fronte ad uno strapiombo (e potrei continuare con decine di esempi) mi hanno ricordato quando, con candido entusiasmo, muovevo Mario nella sua fulgida versione su N64, per il solo gusto di farlo. Certo, Nathan a volte risulta un po’ troppo circense, anche nelle movenze più semplici, però rimane un piacere da controllare e da guardare.

Sulla difficoltà: è obbligatorio ignorare il NORMAL. Non mancano  nemici un po’ ingenuotti, ma almeno la sfida è assicurata. E il comparto tecnico? Posso solo dire che è capace di congelare con aria ebete qualunque spettatore, appassionato o meno di videogiochi.  Scorci tanto meravigliosi da far arrancare (raramente) il motore poligonale, non scalfiscono una delle grafiche più straordinarie mai viste su un sistema casalingo. Eliminando le performance di alcuni titoli PC, e rimanendo su console, il titolo Naughydog è semplicemente favoloso, per mera forza bruta del motore poligonale, ma anche per direzione artistica, uso dei colori (sempre molto saturi) e soluzioni registiche. Doppiaggio in italiano superbo (quello originale, straordinario), cut scene meravigliose… Insomma, un tripudio senza precedenti.

Alla luce di questo meraviglioso costrutto, lascio correre senza dubbio alcune ingenuità, e promuovo totalmente la natura visceralmente scenica, ma comunque attiva e stimolante del game. L’omogeneità dell’esperienza, anche se minata da fattori extraludici, è un punto a favore di Uncharted 3, non il suo maggior difetto, con buona pace di chi continua a parlare di prima una parte lenta, e della mira che non funziona a dovere.

VOTO: 9.0

The Cursed Crusade

(Versione provata: Xbox 360, disponibile anche per Ps3)


Il tiro a segno dei “3″ sparati dalla stampa specializzata ha oramai riempito il bersaglio, e sta cominciando a sforacchiare il muro. Laddove si perdonano madornali errori a titoli ben più blasonati, un modesto action di seconda fascia viene martoriato senza pietà, sull’altare di un’analisi fredda e impietosa.

The Cursed Crusade è un action in terza persona. La prerogativa principale è nell’utilizzo di molte armi (comprese archi e balestre) e nella possibilità di passare in qualunque momento in una sorta di dimensione demoniaca, alla Silent Hill. Quest’ultimo fattore, oltre a renderci semplicemente più forti, ci consente di scovare anime erranti da uccidere e falle nello scenario da distruggere. Abusarne, però, lede l’energia vitale. La giocabilità nuda e cruda è molto semplice. Si possono usare armi pesanti, ad una mano, oppure avanzare con due armi per volta. Calcolando che ce ne sono in gran quantità  (spadoni, lance, spade, mazze, accette, scudi) capirete che il numero di combinazioni è decisamente alto. E per ogni assetto, c’è un numero di combo espandibile tra un livello e l’altro, grazie ai soliti punti esperienza maturati nel corso dei livelli. Volete essere maestro nell’uso di due spade? Una spada e una mazza? Due accette? La griglia consente ogni combinazione, con l’aggiunta di nuovi attacchi e relative finish (tutte estremamente cruente e ben fatte).

Game alla mano è impossibile non notare una certa rigidità nelle animazioni, che però trova nelle corse e i concatenamenti, i suoi difetti maggiori. La grafica, interamente spennellata di un medievale marrone scuro, costruisce con verosimiglianza paeselli, bastioni e vicoli, al prezzo di qualche scatto di troppo. Insieme allo stile quasi monocromatico e le texture solo sufficienti, The Cursed Crusaded non brilla certo dal lato estetico, ma ha un ché di corposo e stilizzato che lo rende comunque fascinoso.

La giocabilità mostra il fianco ad una certa monotonia, ma i modi per aggirarla ci sono. Il game ha una gradevolissima coop (disponibile anche in locale con split screen) ed un’ottima customizzazione del personaggio, che può continuare a migliorare le prestazioni, grazie ad una campagna +. Parliamo di un titolo dalle atmosfere fosche, crude, con una narrazione forse inutilmente prolissa e delle soluzioni ludiche poco aperte alle variazioni. Ma gli amanti del level up, dell’ambientazione medievale e degli action in genere, dovrebbero quantomeno provarlo.

In barba a chi continua a sparare “3″, neanche fossero botti all’ultimo dell’anno.

Voto 5,5

ESCLUSIVA PS3

More Of The Same.

Forse non esiste un corrispettivo italiano che renda giustizia a questo inglesismo. Infamous 2, ovviamente, è proprio questo. Sucker Punch ha messo il guanciale invece del prosciutto crudo, ha rosolato per bene il soffritto, ed ha aggiunto sale e pepe con gran maestria. Ecco quindi il quasi-anonimo Cole (un pizzico di carisma ce l’ha in fondo) pronto a salvare, o distruggere, la nuova penisola, New Marais,  teatro degli eventi di Infamous 2. Sono tornate le scelte morali e con esse i vari poteri, le cut scene diverse, il finale buono o cattivo, tutto impomatato e tirato a lucido, grazie ad un’ottima prestazione grafica.

Definizione, orizzonte visivo, verticalità degli scenari, animazioni: tutto è migliorato in questo seguito. Anche la velocità del protagonista, gli scontri corpo a corpo hanno ricevuto un’incredibile spinta. Con buona pace di chi continua a definirli “prodotti diversissimi” questo seguito attinge molto al fisico e chiassoso Prototype, per agilità del protagonista, impatto dei colpi e senso di distruzione generale (anche da buono, esiste fin da subito un potere che fa infliggere pochissimo danno ai civili, consentendovi di spaccare tutto in allegria).

Eliminate le fascinose escursioni sotterranee, Cole si muove con ostentata gagliarderia, tra pali della luce, fili elettrici, spuntoni, finestre, in una New Marais che, almeno nella prima parte, ci riporta alla mente un certo assassino incappucciato. Missioni base, missioni secondarie, punti eseperienza, poteri. Tutto piegato e pronto per essere messo in valigia? Ma certo, e meglio che mai. Il level design spazia tra il discreto e l’ottimo. Gli sviluppatori non sono certo gli ultimi arrivati. Cosa possiamo dire, quindi, di questo Infamous 2 che non abbiate già letto, visto e giocato altrove?

Il titolo Sucker Punch è come quel ragazzino smilzo con gli occhiali che vi ripete a pappardella tutta la lezione di storia, non tralasciando nemmeno il numero di morti per ogni battaglia. Voi, dietro la cattedra, vorreste tanto che il quattrocchi interpretasse gli eventi, ci mettesse del suo, cercasse di capire, invece di limitari ripetere. Lo vorreste con tutto il cuore. Eppure, non potete mandare il bimbo pomposo a sedere perchè vi ha ripetuto perfettamente la lezioncina, e vostro malgrado siete costretti a dargli un buon voto. Ah, ma dovrà pur arrivare il giorno del colloquio coi genitori!

VOTO: 7,5